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febbraio 2013

21 febbraio 2013


scritto da: stARTT

Categoria: Articoli, Eventi


6 febbraio 2013


scritto da: stARTT

Siamo contenti di comunicare che il 27 febbraio alle ore 20.00 presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi aprirà al pubblico la mostra Future: Architecture e(s)t paysage – stARTT dove presenteremo 8 progetti del nostro studio, 4 nuovi e 4 vecchi, con tavole, plastici, disegni di studio etc. Sarà l’occasione per fare il punto sul percorso fin qui svolto e presentare al pubblico il nostro modo di lavorare con gli strumenti progettuali di volta in volta utilizzati, siano essi provenienti dal campo dell’architettura, delle discipline dell’arte, della riflessione filosofica o da un buon romanzo.
Il Curatore dell’evento è Pippo Ciorra, Senior Curator di architettura del MAXXI. Ringraziamo Marina Valensise, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura; il MAXXI per il sostegno; Viabizzuno per la luce, gli sponsor Teorema e Cuomo.

Preview mercoledì 27 febbraio 2013 – h.18.00 / Opening mercoledì 27 febbraio 2013 – h.20.00
E’ possibile visitare la mostra dal 27 febbraio al 26 aprile 2013
presso l’Istituto Italiano di Cultura – Hotel de Galliffet -73, rue de Grenelle – 75007 Paris

Categoria: Eventi


2 febbraio 2013


scritto da: stARTT

Sono passati alcuni giorni dalla scomparsa di Sandro Anselmi. Abbiamo aspettato, all’inizio fiduciosi, poi increduli, in seguito con molto rammarico e un fondo di rabbia abbiamo notato che pochissimi hanno avuto la sensibilità di rendere omaggio a un architetto che ha dato un contributo importante alla cultura architettonica italiana e non solo. Magari siamo malfidati e domani sulle pagine culturali dei giornali italiani ci saranno scritti profondi e immagini bellissime con gli occhi azzurri e i progetti di Sandro. Per il momento questo manca e da qui la necessità di dire qualcosa, almeno dalla nostra parzialità.

Sandro era una persona semplice e una personalità complessa, come giovani studenti c’era il mito del rappresentante del movimento studentesco che incontra Che Guevara all’Havana, poi dell’animatore del GRAU – Gruppo Romano Architetti e Urbanisti (“abbiamo scelto Grau perché volevamo cambiare il mondo e l’architettura …e allora grrrraaau suonava un po’ come il ruggito del leone”), architetto celebrato e rispettato oltralpe, divenuto professore universitario ma mai allineato.
Noi abbiamo conosciuto l’uomo e l’architetto dell’ultima stagione, quello che – insieme ad altri – ci ha insegnato molto di questa strana disciplina.
Sandro raramente faceva lezione, per spiegare preferiva il confronto personale e iniziava sempre dal romano, poi senza che te ne accorgessi passava all’italiano scegliendo bene le parole e il discorso acquisiva lentamente lo spessore culturale che lo sforzo di critica richiedeva. Crediamo – e ci piace pensare – che la scelta del romano fosse voluta: oltre ad essere strumento di rivendicazione della propria estrazione e matrici culturali, ti permette di accorciare le distanze con un pizzico d’ironia e allo stesso tempo dissacra l’aura del professore per ricordarci continuamente di non prendersi troppo sul serio.
Con il suo atteggiamento Sandro si è sempre rifiutato di essere il maestro di una scuola, ma nonostante questo il suo pensiero ha informato generazioni di architetti in maniera virale proprio per la sua capacità di scatenare immaginario. I suoi riferimenti attingevano a un patrimonio figurativo vastissimo che teneva insieme l’espressionismo tedesco del Die Brücke e Der Blaue Reiter alla reinterpretazione dei paesaggi etruschi delle forre, dal sistema di discendenti del santuario di Santa Rosalia a Palermo ai progetti della prima Zaha Hadid.
Per Sandro le forme potevano essere concetti indipendenti dalla disciplina artistica con cui venivano messe in opera e per questo tutte potevano essere ricondotte entro l’architettura. Se altri architetti hanno lavorato sulla tassonomia, la caratteristica del suo pensiero era l’essere ricorsivo ed è così che gli animali in ferro di Calder possono suggerire l’uscita di una stazione metropolitana di una città francese, ed il panneggio di Bernini per la tomba di Alessandro VII può diventare l’increspatura della copertura della chiesa di Malafede. In questo c’è l’onestà intellettuale di chi riconosce che la creatività nasce nello scambio delle idee e nella condivisione dei saperi, non dalla presunzione autoriale del genio.
Per spiegare Fiumicino, Sandro ti raccontava la necessità del guardare: la relazione dell’ultimo lembo di campagna romana con la darsena, la luce, le implicazioni figurative che rimandavano ad uno spazio metafisico da cui ammirare la presenza di quello che è divenuto oggi il paesaggio …e poi – ti diceva- ho fatto questo, con l’umiltà e la consapevolezza di riconoscere il segno dell’architetto – o dell’intellettuale – come uno solo dei tasselli che compongono la figurazione del mondo (anche se dopo c’è il gesto sornione dello sberleffo, dove la piazza serve a guardare lontano oltre la darsena, dando le spalle all’istituzione!).
In questo sta anche il significato più profondamente politico del lavoro di Sandro, del progetto che nasce sempre dalla relazione con l’altro, ma non rinuncia mai ad essere forma espressiva con una propria valenza culturale.

Ciao Sandro!

Categoria: Articoli, Eventi